Platini e Zidane: confronto sentimentale tra due stelle della Juventus

Chi ama la Juventus, temporaneamente in crisi in campionato, può rifugiarsi nel ricordo di due grandi numeri dieci: Platini e Zidane. Il primo l’ho visto solo in tv: arrivò in Italia dopo i mondiali del 1982. Avevo appena cominciato a seguire il calcio, sull’onda del successo dei mondiali. All’inizio, nella mia ignoranza, pronunciavo il suo cognome all’italiana, senza l’accento sull’ultima vocale. Ben presto imparai la giusta pronuncia, per le imprese calcistiche, invece, dovetti aspettare il girone di ritorno di quel campionato vinto dalla Roma. All’andata, infatti, l’ambientamento e una fastidiosa pubalgia frenarono l’ascesa del francese. La seconda metà di campionato invece fu fantastica: punizione su punizione, lancio su lancio, Platini venne incoronato re dei numeri dieci degli anni Ottanta. Agnelli stravedeva per lui, e anche io, che di calcio ne masticavo poco, comincia ad appassionarmi di quel tipo con un filo di pancetta e i calzettoni abbassati, capelli scuri e faccia da schiaffi, che poteva giocare anche da fermo, tanto grandi erano il suo talento e la sua intelligenza geometrica. Di tutti i gol mi ricordo il primo di una goleada contro l’Ascoli, che venne travolto 7 a 0: colpo di tacco a portarsi avanti il pallone, sguardo al portiere fuori dai pali e pallonetto. Me lo sognai anche di notte.

Zidane invece è storia più recente. Ho avuto la fortuna di vederlo anche dal vivo, allo stadio di Torino, ed è lì che ho apprezzato la sua grandezza. Contro una squadra modesta come il Piacenza, non c’è stata cosa che abbia fatto, che fosse normale. Anche nel controllo di palla più semplice c’era l’impronta del talento: è difficile da spiegare. Ho sempre sostenuto che Zidane non fosse un calciatore, ma una razza, l’unico esemplare di una specie mai vista. Purtroppo fra vent’anni, forse, verrà ricordato per la sua testata a Materazzi. Beh, a me piace invece portalo nella memoria mentre se ne sta con la palla al piede, facendo impazzire un Della Morte, un Alessandro Lucarelli, giocatori normali, destinati a finire nell’anonimato, senza neanche un filmato di cinque secondi su You Tube.

Dunque, devo rispondere alla domanda di apertura. Platini o Zidane? I puristi diranno che certi paragoni non tengono, che il calcio è cambiato e via discutendo. Faccio testa o croce: getto la moneta in alto, si infila tra le pieghe del divano e lì resta, perpendicolare. E’ tardi: quasi le due e mezza. Rimetto nel portafoglio la monetina, una graffetta bianca e nera e le due figurine. Anche stavolta non so decidere e quel che è peggio, la Juve è ancora nella metà destra della classifica di serie A.

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